Verso la food policy di Torino

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In Italia, Torino rappresenta una della realtà pioniere della pianificazione dei sistemi urbani del cibo, insieme a poche altre aree urbane come Milano e Pisa e, più recentemente, Livorno e Bergamo.

In primo luogo, questo territorio lega ormai da tempo  la propria identità e il proprio sviluppo, in maniera sempre più esplicita e consapevole, al tema del cibo e dell’alimentazione, proponendosi come meta di turismo culturale, in cui la componente eno-gastronomica gioca un ruolo molto importante in un’ottica di sviluppo locale e di competizione urbana. Si pensi, in questo senso, alle produzioni di qualità di tipo artigianale e industriale; alla presenza diffusa di mercati alimentari e alle relative competenze e saperi che costituiscono un capitale – materiale e immateriale – di grande rilievo. Il processo di auto riconoscimento di queste dotazioni, unito alla presenza di soggetti forti e molto attivi, ha generato un insieme di importanti iniziative, che vanno dalla promozione e tutela dei prodotti e delle produzioni, agli eventi tematici di grande richiamo, che contribuiscono a rafforzare, anche a livello internazionale, l’immagine di una Torino metropoli del gusto.

Allo stesso tempo, la città è sempre più caratterizzata da un’intensa vitalità progettuale – sia dal basso, da parte della società civile organizzata, sia a livello istituzionale – che si traduce in un ampio e ricco ventaglio di iniziative, pratiche e azioni che, a vario titolo e con diversi obiettivi e strumenti, intercettano il sistema del cibo. Rientrano in questo novero i temi dell’agricoltura urbana e periurbana, con i tantissimi progetti di orticoltura; la salute pubblica e l’educazione alimentare, con pratiche legate all’acquisizione di nuovi comportamenti e stili di vita più sani e sostenibili, fin dalla prima infanzia (si pensi, per esempio, alle varie iniziative nelle scuole, fra orti e costruzione partecipata dei menù); il tema complesso della distribuzione, con i progetti legati agli Alternative Food Networks, ai mercati, al commercio elettronico; quello dei rifiuti che, per esempio, intercetta il sistema di solidarietà sociale e di aiuto alimentare nei tanti progetti di recupero e redistribuzione delle eccedenze.

Si tratta, ovviamente, di pochi esempi non esaustivi della complessità e dell’articolazione delle numerose iniziative attivate alla scala locale.

Queste esperienze, e la consapevolezza che ne deriva, andrebbero ulteriormente valorizzate all’interno di una cornice comune, in grado non solo di metterle a sistema e fare massa critica, incrementando le interdipendenze e sinergie, ma capace di costruire un contesto politico-istituzionale coerente di riferimento con priorità precise e condivise sulle scelte alimentari tese a una qualità accessibile, diffusa e sostenibile del cibo.

Questa cornice è stata parzialmente delineata attraverso alcuni processi partecipati, tesi alla costruzione di una nuova governance alimentare e all’avvio di una politica urbana del cibo, avviati negli ultimi anni da diversi soggetti del territorio. Si tratta di progetti importanti, con ricadute sul territorio potenzialmente molto rilevanti che, tuttavia, non sono riusciti a innescare un processo di sviluppo organico, strutturato e continuativo.

Per ricostruire gli elementi e le tappe salienti di questo percorso occorre certamente partire dalle molte iniziative che, soprattutto in seno alla Città Metropolitana, sono state avviate dal 2000 in avanti sui temi del cibo e dell’alimentazione, con l’obiettivo di riavvicinare il mondo della produzione e del consumo, aumentando nel contempo la qualità e la sostenibilità del cibo prodotto e consumato in questo territorio.

Questo ricco know-how ha incrociato, ibridandosi con esse, le spinte dei cosiddetti food movements locali, da quelli più organizzati come slow food, alle pratiche meno strutturate, ma altrettanto importanti, legate soprattutto ai Gruppi di Acquisto collettivo e più in generale alla distribuzione alternativa.

L’incontro fra queste diverse intenzionalità politiche (sia istituzionali, sia dal basso) con le università del territorio, ha realizzato le condizioni per progettare e avviare percorsi strutturati di governance alimentare, tesi alla costruzione di una nuova politica, integrata e partecipata, del cibo alla scala locale.

Il primo processo, in cui il cibo in realtà rappresentava una delle tante questioni affrontate (e inizialmente non inserita in agenda) è quello di Torino SMILE – Smart Mobility, Inclusion, Life&Health, Energy[3], che ha rappresentato un ambizioso lavoro di progettazione partecipata sul tema della smartness urbana in cui hanno trovato spazio due azioni specifiche per la costruzione del sistema territoriale del cibo della città di Torino. Questo progetto è stata forse la prima vera occasione di riflessione strutturata, ma soprattutto congiunta, sui temi della pianificazione dei sistemi del cibo e sugli strumenti per una loro progettazione strategica; in questa logica esso ha il merito di aver contribuito alla creazione di un gruppo eterogeneo, una sorta di leadership urbana (sebbene non riconosciuta ufficialmente) interessata ai temi della pianificazione alimentare a scala urbana.

Questo stesso gruppo di lavoro ha infatti organizzato, coordinandosi con altri soggetti, i successivi due processi, temporalmente consecutivi e parzialmente sovrapponibili in termini di regia.

Il primo, il Tavolo Torino Capitale del Cibo[4], è stato organizzato dall’associazione Torino Strategica all’interno dei lavori per l’elaborazione del terzo Piano Strategico “Torino Metropoli 2025” e inserito nel processo di definizione delle visioni e dei progetti per il futuro dell’area metropolitana torinese. Operativamente è consistito in sei mesi di confronto e quattro workshop cui anno partecipato 40 attori rappresentativi del sistema del alimentare torinese. Produttori, distributori, associazioni di consumatori, docenti universitari, artigiani delle eccellenze e volontari dei gruppi d’acquisto solidali si sono confrontati sul futuro del cibo nell’area metropolitana di Torino, anche attraverso la definizione di un’agenda di progetti e azioni per promuovere e valorizzare un sistema del cibo di qualità, capace di alimentare i circuiti di un’economia virtuosa per le nuove generazioni. Due progetti, in particolare, hanno trovato particolare riscontro: la costruzione di una struttura di missione denominata Food Commission, intesa come spazio di riflessione e azione al supporto della costruzione e della gestione di un sistema alimentare metropolitano di qualità, più sostenibile, equo, resiliente e competitivo; e il progetto di Atlante del Cibo, che è stato accolto come necessaria azione di conoscenza e monitoraggio della struttura e delle dinamiche del sistema alimentare torinese.

Il secondo, Nutrire Torino Metropolitana – NTM, frutto della collaborazione fra Città Metropolitana e Università di Torino, rappresenta fino ad oggi il punto forse più avanzato del percorso di costruzione di una nuova governance alimentare e di una politica del cibo alla scala locale.

NTM ha cercato di raccogliere, integrare e valorizzare l’eredità di tutte le esperienze pregresse, locali e sovralocali, con ricadute dirette e indirette sul tema del cibo, con l’obiettivo di costruire una strategia alimentare sistemica, condivisa e partecipata. Il suo primo obiettivo concreto è stato quello di co-progettare un’Agenda Metropolitana del Cibo, intesa non solo come documento di principi, né come un rigido masterplan: l’idea che ha guidato il processo, infatti, è stata quella di pervenire a una mappa di proposte e temi d’azione in grado di favorire, riproducendole, motivazioni, conoscenza, indicazioni, primi indirizzi progettuali verso un obiettivo concreto di qualità alimentare, quotidiana, diffusa e accessibile a tutti.

Pensato come un processo a step successivi, il processo ha avuto avvio con una prima fase strutturata in un ciclo di tre incontri partecipati, secondo una logica il più possibile inclusiva in rapporto agli obiettivi da raggiungere e alle attività previste.

[1] Per maggiori informazioni sulla food policy di Milano si veda: https://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/st/food_policy_milano/la_food_policy_di_milano

[2] http://www.provincia.pisa.it/it/provincia/49111/Il-Piano-del-Cibo-della-Provincia-di-Pisa.html

[3] Per maggiori informazioni http://www.torinosmartcity.it/idee/idea-27/

 

[4] http://www.torinostrategica.it/torino-cibo-2/

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