Gli alpeggi tradizioni sostenibili per il futuro delle aree alpine

in RAPPORT0 2017 by

La pratica tradizionale dell’alpeggio costituisce da secoli un elemento fondamentale per l’economia agricola e zootecnica dei territori di montagna, che resiste alle pressioni dell’agricoltura industrializzata di pianura, pur trasformandosi in funzione delle esigenze della società contemporanea.
Con alpeggio si intende il trasferimento, per l’intero periodo estivo, del bestiame (bovino, ovino o caprino) e dei lavoratori su aree di pascolo in quota, dotate di strutture fisse per gli animali e il personale e di locali per la lavorazione del latte e la conservazione del latticini. La durata dell’alpeggio varia a seconda delle zone ma coincide di solito con il periodo estivo, tra giugno e la fine di agosto. Il percorso che le mandrie e le greggi compiono dalle stalle di pianura o di fondovalle verso gli alpeggi d’alta quota e viceversa rappresenta un momento di grande valore per le culture montane, che viene celebrato come una festa nella maggior parte dei territori alpini.
In Piemonte i dati sulla diffusione e lo stato degli alpeggi sono purtroppo poco aggiornati e risalgono al “Censimento dei fabbricati d’alpe” realizzato nel 2003-2004 dall’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (IPLA), nell’ambito di due progetti INTERREG III A, l’Alcotra Italia-Francia “ProAlp I-FR Alpeggi e Formaggi” e l’Interreg Italia – Svizzera “ProAlp Utilizzazione e valorizzazione degli alpeggi “. È previsto un nuovo censimento nell’ambito del periodo di programmazione comunitaria 2014-2020, anche se non ci sono ancora indicazioni certe sui tempi.
La situazione fotografata dal censimento del 2004 mostra una diffusione abbastanza omogenea degli alpeggi nel territorio montano dell’allora Provincia di Torino, con le massime concentrazioni in corrispondenza dei comuni dove maggiore è l’estensione delle superfici utilizzate come prati permanenti e pascoli, nella maggior parte delle alte valli del Torinese.
La pratica dell’alpeggio viene utilizzata sia per gli animali da latte, che per gli animali da carne, con (nel 2004) una leggera prevalenza per gli alpeggi utilizzati per la pratica casearia (230 contro 189).
Il formaggio d’alpeggio, caseificato direttamente in quota con il latte appena munto (combattendo con le norme sanitarie sempre più rigide), rappresenta una delle eccellenze gastronomiche del Piemonte, sia grazie a formaggi di fama internazionale, come il Castelmagno, sia grazie a prodotti meno noti e di piccola scala, come le tome prodotte in molti alpeggi delle alte valli del Torinese.
Il complesso meccanismo di funzionamento degli alpeggi e dei pascoli, spesso di proprietà comunale e dati in affitto stagionalmente alle aziende zootecniche, ha portato nel corso degli anni ad alcune distorsioni e irregolarità nei meccanismi di attribuzione, come nel caso di un recente scandalo legato ad alcuni grandi allevamenti di pianura ai quali venivano assegnati i pascoli con meccanismi poco trasparenti e secondo parametri impossibili da rispettare per aziende di dimensione minore.
Ciononostante la pratica dell’alpeggio rappresenta un insostituibile strumento di presidio e mantenimento potenzialmente sostenibile dei territori d’alta quota, con importanti potenzialità anche in prospettiva di una loro valorizzazione agrituristica, come dimostrato dalle attività legate a un altro progetto Interreg IIIC – Italia-Svizzera, denominato “Agrialpeggi”[1].

[1] http://www.agriturismoinalpeggio.org/piemonte/itinerari.htm

 

Distribuzione della SAU dedicata a prati permanenti e pascoli (dati Anagrafe agricola del Piemonte 2016) e degli alpeggi attivi (dati Regione Piemonte 2004).

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

quattro − due =