I produttori delle reti agroalimentari alternative

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Una delle caratteristiche principali delle reti agroalimentari alternative (Alternative Food Networks, o AFN, nel dibattito internazionale) è quella di creare nuove relazioni tra produttori e consumatori, tra i quali si ri-costituisce un rapporto diretto, fondato sulla fiducia reciproca e sulle relazioni interpersonali.
L’importanza attribuita alla provenienza e alle caratteristiche dei produttori varia significativamente in base alle caratteristiche del singolo consumatore e alle diverse tipologie di reti alternative considerate, raggiungendo probabilmente i livelli più elevati nel caso dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), per i cui membri la conoscenza diretta dei produttori è parte centrale dell’esperienza d’acquisto.
ll ruolo fondamentale delle aziende di produzione, delle loro caratteristiche produttive e dei territori nei quali si trovano è testimoniato dalla visibilità che esse hanno in molte pratiche di AFN, per esempio attraverso schede descrittive posizionate sui banchi di vendita in numerosi mercati di vendita diretta.
Ciononostante, non esistono elenchi ufficiali e completi relativi ai produttori che riforniscono le singole reti agroalimentari alternative basate a Torino rendendo ardua un’analisi approfondita ed esaustiva dell’estensione spaziale e delle caratteristiche organizzative di tali reti e mostrando il non ancora completo raggiungimento di un percorso maturo di valorizzazione dei produttori attraverso la vendita diretta.
Grazie alla fitta rete di contatti attivi nel mondo degli AFN e del consumo alternativo a Torino, costituita in occasione della ricerca AFNIA – Alternative Food Networks ad Interdisciplinary Assessment (2013-2016) condotta dall’Università di Torino[1] è stato tuttavia possibile costruire un database, non esaustivo ma significativo, di circa 600 produttori agricoli e alimentari che negli ultimi 5 anni hanno venduto i propri prodotti attraverso un canale di vendita alternativo basato a Torino, in particolare mercati dei contadini e GAS.
La distribuzione spaziale dei produttori individuati mostra come la maggior parte provenga da una zona compresa nel raggio di 50 km da Torino, testimoniando l’importanza data alla provenienza locale dei prodotti venduti attraverso queste reti. È possibile osservare una particolare concentrazione di produttori in tre aree specifiche: (a) le colline che circondano Torino sul lato est e sud-est dell’area metropolitana; (b) il Roero collinare; (c) le aree pedemontane comprese tra l’area urbana di Torino e le valli Susa, Chisone e Pellice.
Si tratta di territori molto diversi molto diversi per quanto riguarda la struttura agricola ed economica e le relazioni con il capoluogo. Diventa quindi fondamentale analizzare più a fondo le ragioni di queste concentrazioni, per capire se vi siano segnali di progetti di scala territoriale, finalizzati a nuovi rapporti tra urbano e rurale, che vadano al di là delle scelte aziendali dei singoli produttori.
L’areale di provenienza dei produttori che riforniscono i GAS è generalmente più ampio di quello dei mercati dei contadini, in quanto è più comune trovare nel paniere dei consumatori che partecipano agli acquisti collettivi prodotti provenienti da altre regioni e altri paesi. La motivazione principale dell’acquisto di alcuni prodotti non è in questo caso la provenienza locale, ma il loro essere rappresentativi di un modello alternativo di produzione e distribuzione alimentare (l’esempio più significativo è quello dei prodotti provenienti da terreni confiscati alle mafie).

[1] La ricerca è stata svolta da un gruppo interdisciplinare dell’Università degli Studi di Torino (Dipartimenti Culture, Politica e Società – CPS; Economia – Cognetti de Martiis; Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA) nell’ambito del bando finanziamento alla ricerca Università di Torino – Compagnia di San Paolo 2012.

 

La distribuzione spaziale di 600 produttori agricoli e alimentari che riforniscono i canali di vendita alternativi (mercati dei contadini e GAS) basati a Torino (fonte: ricerca AFNIA – Università di Torino)

 

 

 

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