Il biologico in agricoltura

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Il settore della produzione e della vendita di prodotti biologici certificati è da anni in costante crescita, sia per diffusione di imprese coinvolte sia per mole di produzioni e vendite (Rapporto Bio Bank 2016), in controtendenza con la crisi economica congiunturale, che colpisce anche il settore agricolo.
Le diverse definizioni esistenti di agricoltura biologica sono accomunate da due elementi principali: il rifiuto dell’utilizzo di prodotti chimici e l’attenzione diffusa al rispetto dei cicli biologici e a una relazione tra agricoltura/allevamento e ambiente naturale caratterizzata da scambi il più possibile equilibrati.
Secondo i dati del Bioreport 2016, redatto da MIPAAF e Rete Rurale Nazionale, a scala mondiale si contavano nel 2013 circa 2 milioni di produttori biologici, il 17% dei quali localizzato in Europa e in particolare in Spagna, Italia e Francia, dove si concentra il 44% della superficie coltivata con metodi biologici in Europa. In termini percentuali, i paesi nei quali il biologico è maggiormente diffuso sono Austria, Svezia e Italia, dove i terreni coltivati con questi metodi superano il 10% della SAU complessiva.
Dal punto di vista strutturale, le aziende biologiche sono caratterizzate da dimensioni mediamente superiori rispetto alle aziende convenzionali (45 h di media contro 36 ha), da un superiore numero medio di unità di bestiame (17,7 UBA contro 16,3 UBA) e da un maggiore impiego di lavoro e capitale.
Coerentemente, sono superiori anche il valore medio della produzione lorda (110.113 euro nelle biologiche contro i 95.796 delle convenzionali) e il reddito netto (48.506 euro contro i 36.741 euro) degli imprenditori agricoli coinvolti.
Le regioni italiane nelle quali la produzione biologica è maggiormente diffusa sono Sicilia, Calabria e Puglia per quanto riguarda gli operatori coinvolti; Sicilia, Puglia e Sardegna relativamente alla quantità di SAU coltivata con questi metodi. In Piemonte sono attivi nel settore 1324 operatori, per una superficie agricola utilizzata di 28.876 ha, pari al 2,9 % della SAU regionale (dati SINAB 2013), percentuale minore rispetto al dato nazionale del 10,2%. Nella Città Metropolitana di Torino (dati Anagrafe Agricola Regione Piemonte, 2016) il dato è di 1839,31 ha, pari allo 0,88 % della SAU complessiva, con una distribuzione fortemente eterogenea tra settori nei quali i metodi biologici sono ampiamente utilizzati – in particolare la coltivazione di riso (23,6% della SAU) – e altri nei quali sono assenti o fortemente minoritari, come nel caso della coltivazione di altri cereali (0,5%).
Dal punto di vista della distribuzione geografica, si osservano alcune aree con una concentrazione particolarmente significativa, in particolare la Valle di Susa, il Canavese/Eporediese e il Pinerolese.
La quantità di superficie in conversione (1591 ha, quasi pari al totale della superficie coltivata con metodi biologici già esistente) dimostra la tendenza all’ulteriore aumento della diffusione dei metodi biologici nel futuro prossimo.
Per concludere, è necessario sottolineare come i dati qui analizzati si riferiscano esclusivamente alle produzioni biologiche certificate secondo le procedure ufficiali, escludendo le molte e interessanti esperienze di certificazione partecipativa e autocertificazione, diffuse in diverse realtà metropolitane torinesi e veicolate attraverso le reti di distribuzione alternative, come i mercati di Genuino Clandestino (genuinoclandestino.it).

 

Aziende, Superfici, SAU delle produzioni biologiche in Piemonte

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