La filiera dei cereali tra mercati globali e progetti locali

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I cereali rappresentano probabilmente la principale commodity agricola, sottoposta alle leggi della finanza e del mercato globale più che a quelle dei cicli produttivi e dei territori. Al tempo stesso essi sono però uno degli elementi basilari delle diete alimentari e i loro processi di produzione, trasformazione e consumo connotano culturalmente ed economicamente popolazioni e territori in tutto il mondo.
La produzione di cereali è alla base di altre fondamentali filiere del sistema agroindustriale globalizzato: quella zootecnica e quella energetica, che su scala mondiale sottraggono superfici e risorse idriche sempre maggiori alle produzioni destinate al consumo diretto, con importanti impatti in termini di sostenibilità ambientale e sociale dell’agricoltura.
Nel territorio della Città Metropolitana di Torino le filiere cerealicole presenti in maniera significativa sono due.
La prima è quella del mais, il cereale maggiormente coltivato a livello mondiale, di cui il Piemonte è la terza regione produttrice in Italia (dopo Veneto e Lombardia) e le cui coltivazioni nell’ex provincia di Torino si estendono per oltre 77.000 ha (dati Anagrafe Agricola 2016), distribuiti in prevalenza nella fascia pianeggiante a sud e a nord del capoluogo. I primi tre comuni per superficie coltivata a mais sono Carmagnola, Poirino e Carignano, con oltre 2000 ha ciascuno.
La pianura tra Carmagnola e Chieri e il Chivassese sono le zone in cui si concentra anche la produzione della seconda filiera cerealicola fortemente presente nella Città Metropolitana, ovvero quella del grano tenero, seppure con volumi e superfici decisamente minori rispetto al mais. Con circa 20.000 ha, l’ex provincia di Torino si colloca tra le prime 10 in Italia per la produzione di questo cereale.
Per quanto riguarda il numero di aziende coinvolte, l’intero settore cerealicolo impiega più di 13.500 aziende agricole, con le maggiori concentrazioni, anche in questo caso, negli importanti comuni agricoli completamente o parzialmente pianeggianti di Carmagnola, Cavour, Chieri, Poirino e Carignano.
Nonostante il territorio piemontese sia noto a livello nazionale per la produzione risicola, all’interno dei confini della Città metropolitana sono solo due i comuni nei quali il riso viene prodotto in quantità significative: San Benigno Canavese (con circa 35 ha di risaia) e San Raffaele Cimena (circa 75 ha).
Per concludere è utile menzionare come, nonostante la forte relazione della produzione cerealicola con il sistema dell’agro-industria globalizzata, esistono interessanti progetti di rilocalizzazione della filiera dei cereali attivi nel territorio torinese. Il più vicino al capoluogo è indubbiamente quello della Filiera della Farina di Stupinigi, che si fonda su un patto di filiera tra Coldiretti Torino, il Parco Naturale di Stupinigi, sei aziende agricole all’interno del Parco, il Consorzio Agrario di Piobesi, il Mulino Roccati di Candia Canavese e la Cooperativa, “ARTICOLO 4”, con la supervisione del Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino, hanno recuperato la coltivazione di alcune antiche varietà di frumento panificabile, avviando un’attività di filiera locale di produzione e trasformazione di grano, farina e prodotti da forno.

La produzione di cereali nella Città metropolitana di Torino

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