I maestri del gusto: un viaggio alla scoperta dell’enogastronomia torinese

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“Maestri del Gusto di Torino e provincia” nasce nel 2002 su iniziativa della Camera di commercio di Torino, che con il suo Laboratorio Chimico e con la collaborazione e Slow Food,  promuovono un progetto per valorizzare la tradizione e l’eccellenza agroalimentare torinese e al contempo accompagnare i cittadini verso consumi più consapevoli.

Per essere riconosciuti come tali è necessario essere sottoposti ad una valutazione in cui sono prese in prese in considerazione la “torinesità”, gli aspetti igienico sanitari e il gusto del prodotto candidato. Il progetto è rivolto alle attività agroalimentari medio-piccole e piccole della provincia di Torino, siano esse aziende agricole, commerciali o artigianali. La partecipazione per le aziende è gratuita.
Dalla prima edizione i Maestri sono cresciuti di numero a un ritmo di oltre il 30% l’anno e oggi con la settima edizione dell’iniziativa sono arrivati a quota 182. Crescita che racconta un territorio che, grazie alla dedizione e all’impegno dei propri protagonisti mostra sempre di più di credere nella propria attitudine gastronomica e nel valore culturale delle proprie tradizioni. I Maestri del Gusto sono rappresentati nell’edizione 2016 (valevole per il biennio 2017/2018) da 26 categorie che vanno dalla viticoltura ai birrifici, dai formaggi alla carne di filiera certificata, dalle gastronomie ai pastifici, dalle pescherie alle aziende agricole, dalla pasticceria tradizionale al cioccolato[1].
La distribuzione territoriale delle attività evidenzia la presenza nel territorio torinese, così come già rilevato in altre schede di approfondimento tematico dell’Atlante, evidenzia la presenza, “di due anime che trovano molteplici argomenti di dialogo e confronto. La prima, quella urbana, la ritroviamo nei tanti negozi cittadini, nelle botteghe storiche, sui banchi dei mercati. Ed è un’anima interessata a portare avanti più discorsi contemporaneamente: la promozione della piemontesità nella proposta delle preparazioni e delle ricette più classiche; l’integrazione di elementi estranei a quest’ultima, che supportano l’idea di una realtà in movimento costante, fiera della propria identità e al contempo disposta ad arricchirla e a contaminarla; la volontà di creare, inventare, sperimentare che, probabilmente, deve molto ai tanti giovani che stanno intraprendendo nuove attività, forti anche della loro freschezza di idee; la selezione sempre più attenta delle materie prime da utilizzare, reperite quando è possibile nel raggio di pochi chilometri, a dimostrazione di un rapporto proficuo con la campagna vicina.  La seconda, invece, è quella che si esprime nelle aree rurali circostanti alla città, nelle zone collinari o nelle vallate, con un contatto diretto con la terra. È un’anima che si arricchisce di anno in anno, grazie alle tante fattorie e cascine che lavorano nel rispetto dell’ambiente, preservando il paesaggio, la biodiversità e la fertilità del suolo, mettendo sempre più in relazione la produzione alimentare ed energetica, attente al benessere animale, coraggiose nella volontà di recuperare “antichi” mestieri o tecniche produttive[2]”.
L’attività di diffusione realizzata dal 2002, attraverso campagne di comunicazione, degustazioni, iniziative promozionali, ha permesso di sviluppare nel consumatore una maggiore riflessione di temi complessi quali la qualità e l’eccellenza alimentare contribuendo così a diffondere una cultura del cibo e un’educazione alimentare maggiormente consapevole.

 

[1] http://www.maestridelgustotorino.com/

[2] Petrini C. (2014), Le anime del territorio in Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Torino,  Maestri del Gusto Torino e Provincia 2013/2014, p.14-15.

 

Distribuzione per categoria dei 182 Maestri del Gusto tra Torino e Area Metropolitana (Fonte: http://www.maestridelgustotorino.com/)

 

 

 

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