I molteplici volti dell’orticoltura a Torino

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Nel corso del tempo l’agricoltura urbana a Torino ha assunto numerosi volti, è cambiata nei numeri e nelle funzioni, seguendo l’evoluzione della città e soprattutto le esigenze dei suoi abitanti[1]. Contrariamente a quanto si possa immaginare, l’agricoltura urbana a Torino non è un fenomeno recente, ma inizia a svilupparsi nel 1600 sotto il regno di Vittorio Amedeo II.  Vengono emesse precise norme per regolare le esigenze alimentari della città, a partire dal sistema di aree ortive/campi presenti negli isolati urbani e dalle cascine situate esternamente alle mura. Questa struttura garantisce una produzione agricola sufficiente ai bisogni della popolazione.
La prima assegnazione a cittadini privati di terreni da coltivare avviene nel corso della Prima Guerra Mondiale per fronteggiare le difficoltà di approvvigionamento alimentare con gli “orti di guerra”. Contestualmente la città adotta un piano di coltivazioni per mettere a coltura importanti aree cittadine. Con l’intento dichiarato di calmierare i prezzi dei principali prodotti agricoli alimentari durante la Seconda Guerra Mondiale viene accelerato il processo dell’agricoltura in città, già avviato con gli orti della Prima Guerra e che si era progressivamente consolidato tra le due guerre con la diffusione della pratica di affittare terreni comunali a privati per usi agricoli. Coltivare parchi e piazze diventa anche uno slogan della propaganda fascista; nel 1942 i covoni di grano raccolti nei campi municipali sono sono trasportati in Piazza Castello per la trebbiatura.
Nell’immediato dopoguerra l’agricoltura urbana si ridimensiona anche a causa della ripresa dell’attività industriale e del successivo boom economico. Tuttavia sono proprio queste le motivazioni alla base del nuovo significato che assumono gli orti urbani negli anni 60-70, quelli principalmente degli operai metalmeccanici immigrati. Accanto alla tradizionale funzione produttiva e integrativa di reddito, l’orto diventa una forma di occupazione del tempo libero, al di fuori della catena di montaggio, che consente di ritornare alla terra, alle origini. Per la gran parte dei torinesi che osservano il fenomeno nel ruolo di spettatori, il convertire spazi verdi urbani in orti è un’attività degradante, crea disordine e attribuisce una connotazione negativa all’immagine della città (Italianostra, 1982).[2]
Prospettiva che oggi possiamo dire essere ampiamente superata: oggi s’inizia a intravedere nell’orticoltura urbana e periurbana la possibilità di valorizzare spazi degradati, di sostenere nuove forme di socialità, di sperimentare tecniche produzione alternative, di favorire attività educative e terapeutiche. Ecco così che oltre alla presenza di orti municipali gestiti dalle Circoscrizioni le cui richieste di assegnazione continuano a crescere, nascono in periferia così come in centro, tutta una serie di esperienze spontanee di gestione individuale e collettiva, superfici indivise date in concessione da privati gestite da comitati di cittadini e associazioni, che vedono nell’attività del coltivare un mezzo di socializzazione e di avvicinamento all’orto come il tramite per una vita e alimentazione più sana (Tecco et al., 2016)[3]. Si diffondono  corsi di giardinaggio e di coltivazione degli orti urbani, siano essi a terra, sul tetto o sul balcone promossi dalle circoscrizioni e dalle associazioni ambientali. Dove esistono già degli orti, sono forniti servizi integrativi quali la didattica e  aree per l’aggregazione.

[1] E’ possibile effettuare un percorso che ripercorre l’evoluzione degli orti urbani a Torino consultando i materiali della mostra della Città di Torino, 2016, “Torino agricoltura in città, cent’anni di orti urbani in mostra”, Assessorato Politiche per lo Sviluppo e l’Innovazione, Smartcity, Lavori Pubblici, Ambiente e Verde, www.agricolturaincittà.to.it

[2] Italia Nostra (1982), Orti urbani: una risorsa, Milano, Franco Angeli.

[3] Tecco N., Sottile F., Girgenti V., Peano C. (2016), Quale governance per gli orti urbani municipali? I casi a Torino e Grugliasco, “Agriregionieuropa”,  44, 12, pp 85-89.

 

 

DIDASCALIA: Evoluzione degli orti urbani nella Città di Torino per superficie (ha) e tipologia  (Fonte dei dati sulle superfici, Città di Torino, Assessorato Politiche per lo Sviluppo e l’Innovazione, Smartcity, Lavori Pubblici, Ambiente e Verde, 2016)

 

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