Il sistema alimentare d’emergenza a Torino

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In Europa, le dimensioni del fenomeno della povertà alimentare vengono fornite da Eurostat sulla base di uno specifico indicatore riferito alla capacità della persona, o della famiglia, di sostenere almeno una volta ogni due giorni un pasto proteico (sia esso a base di carne, pesce o di proteine vegetali). I dati aggiornati a tutti i paesi UE28 indicano, nel 2013, un valore pari al 10,5% di cittadini europei che non riesce ad accedere a un pasto adeguato. L’Italia si colloca in ottava posizione (14,2%) con valori di povertà alimentare maggiori della media generale e della situazione registrata in tutti gli altri paesi fondatori dell’Unione. Mentre per quanto concerne la capacità di spesa in ambito alimentare, dal 2007 al 2014 si registra un calo del 3,7%[1]. I dati sull’assistenza forniti dall’Agea rivelano che la consistenza degli indigenti “assistiti” è incrementata del 47% fra il 2010 e il 2013, e ha riguardato soprattutto i bambini fino ai 5 anni e gli anziani sopra i 65[2]. A fronte di questi dati, che tratteggiano lo scenario a livello macro, nazionale, si moltiplicano i servizi di aiuto alimentare promossi alla scala locale. Si tratta di pratiche molto diverse fra loro, in risposta alla natura plurale della povertà, anche nella sua accezione alimentare. Una ricognizione (certamente non esaustiva) su quello che possiamo definire il sistema del cibo d’emergenza a Torino mostra come nella città coesistano iniziative differenti, più o meno istituzionali, strutturate o, al contrario, spontanee e dal basso. In termini numerici il ruolo principale è svolto dall’associazione Banco Alimentare del Piemonte Onlus, che nel 2016 ha distribuito cibo (proveniente sia da azioni di recupero, sia da donazioni) attraverso una rete di 180 strutture caritative sul territorio, fra cui molte parrocchie, che distribuiscono pacchi alimentari e 18 mense benefiche presenti sul territorio urbano, di cui un terzo concentrata nel quartiere di San Salvario. In aggiunta a soggetti come il Comune, il Banco Alimentare, la Caritas, la Croce Rossa e altre associazioni soprattutto religiose, negli ultimi anni – anche in ragione di una crescente legittimazione politica[3] – si sono moltiplicati i progetti che, partendo dalla raccolta delle eccedenze, forniscono assistenza alimentare ai cittadini in difficoltà. Una prima rassegna, certamente non esaustiva, ha messo in evidenza diverse pratiche che spaziano dal recupero dell’invenduto nei mercati rionali (come il progetto Fa Bene, attivo a Torino e in diversi comuni metropolitani, il progetto Pane in Comune, attivo sui mercati di Corso Svizzera e Corso Brunelleschi) alla raccolta del cibo non consumato nei congressi e negli eventi (Equoevento Torino) al food sharing, (attivo con il progetto CON MOI nelle ex palazzine del MOI di via Giordano Bruno) ai supermercati ed empori solidali (come quelli dell’associazione Terza Settimana) ai ristoranti sociali (come la Locanda del Parco Colonnetti, gestita dall’associazione Patchanka) fino a realtà più informali (e più difficilmente mappabili) come la rete Food Not Bombs. Queste iniziative, sebbene molto diverse fra loro, sono accomunate dall’obiettivo più ampio di recuperare le eccedenze edibili a fini sociali e ambientali. Molte di queste pratiche si allontanano dagli schemi più tradizionali dell’assistenzialismo per abbracciare approcci innovativi di coinvolgimento e capacitazione dei beneficiari finali.

 

[1]Caritas (2015), Povertà plurali. Rapporto 2015 sulla povertà e l’esclusione sociale, Roma Caritas Italia.

[2]Cavicchi A. (2015), Nuove povertà, spreco e sicurezza alimentare in Italia, Agriregioni, 11(40), https://agriregionieuropa.univpm.it/it

[3]Legittimazione che inizia, a livello nazionale, con la Legge 155 del 2003 (meglio nota come Legge del Buon Samaritano) e culmina con il provvedimento 166 del 19 agosto 2016 “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”. A scala locale, invece, è importante ricordare come queste attività possano trovare un riscontro nel provvedimento che, da marzo 2016, riconosce il Diritto al cibo adeguato nello Statuto della Città di Torino.

Localizzazione di alcune iniziative di aiuto alimentare a Torino

 

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