La specializzazione di un quartiere: il caso di San Salvario

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Nella città contemporanea, i luoghi e le forme del consumo alimentare, in relazione con quelli dell’intrattenimento sono fattori determinanti dei processi di trasformazione di molti centri storici e quartieri, spesso in una prospettiva di gentrification e appropriazione dello spazio pubblico da parte di attività economiche, che generano spazi nei quali si può accedere solo in funzione del consumo. La progressiva specializzazione come aree destinate alla fruizione serale e notturna, attraverso il consumo di cibo e bevande è una delle caratteristiche ricorrenti dei processi che portano porzioni degradate dei centri urbani a riqualificarsi e, in alcuni casi, a vedere radicalmente trasformato il proprio assetto sociale ed economico, talvolta finendo per essere teatro di dinamiche fortemente esclusive nei confronti delle fasce più marginali della popolazione e di impoverimento della diversità culturale, sociale ed economica alla scala di quartiere.
A Torino sono diversi i quartieri che hanno vissuto processi di questo tipo, seppur ciascuno con caratteristiche proprie: per primo il Quadrilatero Romano, seguito da San Salvario e da Vanchiglia, a cui nei prossimi anni, seguendo i segnali che provengono da altre aree cittadine, potrebbero aggiungersi alcune porzioni di Barriera di Milano e di Aurora e magari Porta Palazzo e Borgo Dora[1].
Questa scheda si concentra sul quartiere di San Salvario, analizzando la distribuzione delle attività di somministrazione di cibo nel quadrilatero compreso tra Corso Massimo D’Azeglio, Corso Vittorio Emanuele, via Nizza e Corso Marconi, dove si localizza con maggiore evidenza la specializzazione alimentare del quartiere.
Per quanto il processo di riqualificazione, e in seguito di gentrification, di San Salvario, avviatosi all’inizio degli anni 2000, sia molto complesso ed esito dell’ intreccio di fattori politici, iniziative private e sociali e dinamiche economiche[2], la componente legata al consumo di cibo ha rappresentato fin dall’inizio un elemento centrale del percorso, fino a diventare, nella sua natura multiculturale, una componente caratterizzante del quartiere[3], oggi probabilmente divenuta una componente totalizzante. La mappatura ha rilevato la presenza in questa porzione di San Salvario (corrispondente all’incirca a un quadrato di 400 m. di lato) di circa 210 esercizi commerciali attivi nella somministrazione di alimenti, che sono stati suddivisi in sette categorie specifiche: bar e caffetterie; enoteche e wine bar; street food; gelaterie; locali serali e notturni; pasticcerie; ristoranti. La carta mostra una fortissima concentrazione di attività nel settore del quartiere a ovest di via Madama Cristina e in particolare nel quadrilatero compreso tra le vie Berthollet, Saluzzo, Baretti e S. Anselmo, dove si concentrano decine di locali notturni e ristoranti, che hanno quasi monopolizzato il tessuto commerciale dell’area, con significative conseguenze in termini di desertificazione commerciale diurna e congestione notturna. Per completezza, alle attività mappate sarebbe utile aggiungere anche i numerosi minimarket aperti fino alle prime ore della notte, che aumentano l’offerta di vendita di bevande alcoliche e cibo confezionato. Lungi dall’essere esaustiva nella sua capacità di rappresentare l’evoluzione di un quartiere e la sua progressiva specializzazione legata alla somministrazione di cibo, questa mappatura costituisce un primo passo di uno sguardo più ampio, che si estenderà ad altri quartieri della città e a un’ osservazione dell’evoluzione temporale della distribuzione delle attività commerciali, coerentemente con l’approccio dinamico proposto dall’Atlante.

 

Didascalia: Distribuzione degli esercizi di somministrazione alimentari a San Salvario (Fonte dati: rilevazione diretta sul campo, Atlante del Cibo di Torino Metropolitana, 2017).

[1]Per una riflessione sulla gentrification a Torino, si veda Semi G. (2015), Gentrification,  Bologna, Il Mulino.

[2]Bolzoni M. (2013), A neighbourhood on the move. Commercial gentrification, social inclusion, and urban change in

Turin, Italy, Tesi di dottorato in sociologia, Università di Torino, XXV ciclo.

[3]Cirio F. e Marchioro C., (2013), Cibo, territorio e multiculturalità: uno sguardo geografico alla tradizione, innovazione, trasformazione di San Salvario”, in Di Somma A. e Donadelli G.(a cura di), Le nuove geografie, Roma, Valmar, pp. 103-110.

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