Le produzioni orticole

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Analogamente a quanto accade per la frutta, il settore ortivo è innegabilmente uno dei principali ambiti di azione delle politiche e delle pratiche finalizzate alla diffusione delle filiere corte e a una significativa rilocalizzazione dei flussi agroalimentari.
Gli ortaggi di stagione sono infatti i principali prodotti presenti sui banchi dei mercati e dei farmers’ market dei centri urbani dell’area metropolitana torinese e nelle cassette acquistate dai sempre più numerosi utenti dei GAS.
Nel territorio della Città metropolitana di Torino, le aziende agricole impegnate nella coltivazione di ortaggi sono oltre 2000 (dati 2016 Anagrafe Agricola Piemonte), per una superficie complessiva (comprendente anche i terreni coltivati a patate) di circa 2000 ha, rapporto che mette in evidenza la ridotta superficie media delle aziende di questo settore.
Tra le coltivazioni più presenti per estensione (condizionata naturalmente dal diverso “bisogno di spazio” di ciascun prodotto), vi sono zucche e zucchine (oltre 200 ha), patate (197 ha), insalate come lattuga, radicchio e cicoria (130 ha), peperoni (125 ha), asparagi (86 ha) e cavoli e verze (82 ha).
La varietà delle produzioni orticole, soprattutto da parte delle aziende di piccola scala costituisce un interessante cartina tornasole dei processi migratori e delle dinamiche di inserimento dei nuovi torinesi. Analizzando l’evoluzione storica dei prodotti presenti sui banchi dei contadini di Porta Palazzo è evidente infatti come i prodotti utilizzati dalle comunità immigrate che sono arrivate a Torino nel corso dei decenni siano state progressivamente introdotte tra le proprie coltivazioni da parte di molti agricoltori (si pensi alle cime di rapa e ai peperoncini piccanti negli anni ’60-’70). Oggi, inoltre sono sempre più presenti anche agricoltori di origine straniera (per esempio cinese), che coltivano nei dintorni di Torino ortaggi richiesti dalla propria comunità d’origine.
La carta mostra con chiarezza la forte concentrazione della coltivazione di orticole nei comuni collinari a sud e a est di Torino, con un addensamento specifico nei comuni di Carmagnola, Santena e Moncalieri. In questa stessa porzione dell’area metropolitana torinese si concentra anche la maggior parte dei territori di produzione degli ortaggi riconosciuti come prodotti tipici dal Paniere della Provincia di Torino e dai Presidi Slow Food. Nello specifico: l’asparago di Santena, il cavolfiore di Moncalieri, il cavolo verza di Montalto Dora, il topinambur di Carignano, la cipolla piattina bionda di Andezeno, il fagiolo bianco piattella canavesana di Cortereggio, il peperone di Carmagnola, il ravanello lungo di Torino, il sedano rosso di Orbassano e la patata di montagna della Provincia di Torino.
Il caso delle patate merita una citazione distinta. Si tratta, infatti, di una produzione diffusa prevalentemente nelle aree di montagna e rappresenta uno dei potenziali motori di uno sviluppo delle economie di montagna fondato sulla valorizzazione delle specificità locali.

 

Diffusione delle produzioni ortive nel territorio della Città metropolitana di Torino e distribuzione degli areali di produzione dei prodotti tipici (Paniere della Provincia di Torino e Presidi Slow Food). (Fonte: Anagrafe agricola del Piemonte, 2016)

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