Porta Palazzo: il cuore e il ventre di Torino

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Porta Palazzo non è semplicemente un mercato alimentare presso cui fanno la spesa quotidianamente gli abitanti del quartiere[1] e dell’intera città per la varietà di prodotti, i colori, gli odori e i prezzi competitivi. Quello che negli anni 50 era il punto d’incontro di chi era appena arrivato in città e non sapeva dove andare, nel tempo è diventato meta di visita da parte dei sempre più numerosi turisti che soggiornano a Torino, oggetto di studio per coloro interessati al rapporto produttore/consumatore e ai contenuti antropologici che si esprimono tra i banchi del mercato[2], ed è persino entrato nei testi di alcune canzoni per il suo carattere così multiculturale e il suo brulichio incessante di “gente che tira e che spinge” [3]. Si vocifera da più parti che sia il mercato all’aperto più grande d’Europa come estensione e flusso di persone che accoglie, raggiungendo il sabato quasi 100.000 persone.
Dal momento della sua costituzione nel 1835 in Piazza della Repubblica[4], il mercato viene definito cuore pulsante e ventre di Torino, malgrado le difficoltà, il degrado e le diverse tipologie di problemi che lo hanno caratterizzato.
La piazza inizialmente era attrezzata di tettoie per la vendita dei commestibili e per la conservazione delle merci si utilizzano le ghiacciaie, grandi locali nel sottosuolo suddivise in quattro piani sotto il livello della strada.
Attualmente la parte alimentare del mercato coinvolge 366 banchi che si suddividono tra il mercato all’aperto con i banchi di frutta e verdura, altre tre strutture che ospitano rispettivamente il Mercato V alimentare (53), il Mercato Ittico (18) e il Mercato IV alimentare meglio conosciuto come Mercato dell’Orologio (88) che ospita sotto le sue due tettoie  il mercato dei casalinghi e quello dei contadini. Quest’ultimo è un mercato giornaliero che raccoglie, per tradizione familiare da oltre 50 anni, una novantina di produttori che in alcuni casi ruotano nel corso della settimana, a cui si stanno affiancando nuovi produttori agricoli anche di origine extracomunitaria, che hanno insediato la loro attività produttiva nella provincia di Torino. Il mercato dei contadini nacque per riunire le produzioni degli agricoltori delle valli torinesi che portavano in città i loro prodotti.

Suddivisione del mercato di Porta Palazzo per numerosità di banchi

Ai banchi ambulanti fanno da cornice un elevato numero di attività economiche di commercio fisso, che oltre ai generi alimentari (in totale 206 e fra questi spiccano gli esercizi specializzati nella vendita di alimenti cinesi, marocchini e rumeni) si dedicano alla fornitura di servizi quali la ristorazione, phone center, hotel.
Nel periodo 1998 al 2001, la zona del mercato è stata oggetto del progetto “The Gate”, un progetto di riqualificazione urbana, finanziato nell’ambito delle Azioni Innovative del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. A partire dai risultati del progetto, dal 2002 è stata costituita un’agenzia di sviluppo locale per la rigenerazione sociale, economica e ambientale delle aree di Porta Palazzo e Borgo Dora.

 

[1] Pur essendo percepito in modo unitario proprio per la presenza del mercato, l’area di Porta Palazzo dal punto di vista amministrativo non è un quartiere, ma si colloca all’interno del quartiere di Borgo Dora.

[2] Tra questi: Black R. E. (2012), The anthropology of an Italian market, Philadelphia, University of Pennsylvania Press; Black R. E. (2005), The Porta Palazzo farmers’ market: local food, regulations and changing traditions, Anthropology of food [Online], 4,  URL : http://aof.revues.org/157; Semi G. (2006), Il ritorno dell’economia di bazar. Attività commerciali marocchine a Porta Palazzo, Torino, Stranieri in Italia:Reti migranti, pp. 89-113; Castagnone E. (2008), Migranti e consumi: il versante dell’offerta. Strategie di imprenditoria straniera nel settore del commercio alimentare al dettaglio, Mondi Migranti, 3, pp. 133-150.

[3] Tra queste, Al mercato di Porta Palazzo di Gianmaria Testa.

[4] Al momento della sua costituzione nasce come sostituto ai mercati dapprima insediati in piazza Palazzo di Città e piazza Corpus Domini, che erano stati vietati a causa dell’infierire del colera.

 

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