Sagre ed eventi gastronomici locali

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Le sagre, eredi delle antiche cerimonie con le quali in passato si usava accompagnare la consacrazione di edifici di culto mediante fiere, mercati e consumo collettivo di cibo, rappresentano oggi una delle modalità più ricorrenti con cui la società urbana si rapporta al mondo delle tradizioni folcloriche, fruendone quella che ritiene essere la sua componente culturale più autentica e rappresentativa (Di Renzo, 2005, p.306)[1].
Nella maggior parte dei casi, tali eventi ruotano intorno ad uno o più elementi gastronomici, ingredienti o piatti locali, che tradizionalmente, sono stati fatti propri dalla comunità, costituendo e contraddistinguendo il suo patrimonio alimentare. Nei piccoli e grandi centri, la loro sopravvivenza ancora oggi è data dal loro carattere ludico, popolare e folcloristico accanto a casi di specializzazione di promozione di determinati prodotti, tanto da assumere così più l’aspetto di fiere-esposizioni. È un fatto ormai evidente che nel nostro paese si moltiplicano e s’inventano iniziative, feste e cerimonie d’ ispirazione locale, contadina che coinvolgono nella loro progettazione e organizzazione diversi attori sociali, amministrazioni locali, Pro loco, Parrocchie, ristoratori, aziende agricole locali, associazioni culturali, di categoria, di quartiere e mobilitano un significativo ammontare di risorse e di visitatori. Secondo un sondaggio realizzato da Coldiretti/Ixè nel 2016, sarebbero infatti più di otto italiani su dieci (81%) coloro che hanno scelto di partecipare a sagre e feste di Paese locali in tutta la Penisola. Come osserva Pieroni (2008)[2] la partecipazione a questa tipologia di eventi gastronomici e momenti conviviali può essere collocata in quella che è la riscoperta e la volontà di ristabilire un rapporto più diretto con il cibo, la cultura e le tradizioni territoriali accanto all’emergere di forme di agricoltura alternative al modello industriale,  localmente radicate e organizzate.
Si tratta sì di una tendenza positiva che va accompagnata alla congruità  del “cibo festeggiato” con la realtà produttiva del territorio anche con un occhio alla stagionalità e alla qualità dell’offerta gastronomica.
Nella Città Metropolitana di Torino, sagre, fiere e mercati di paese sono dedicate a ricorrenze storiche o religiose, ma soprattutto a prodotti tipici dell’enogastronomia locale che sono molto spesso al centro dei festeggiamenti e si concentrano proprio quando si raccolgono i frutti della terra, dall’uva ai funghi, dalle ciliegie al peperone all’asparago, dal sedano rosso alla mela, concentrandosi quindi soprattutto nel periodo che va dalla primavera all’autunno. Secondo i dati presenti nel Calendario Regionale delle Manifestazioni Fieristiche e Sagre del Piemonte 2017, 320 sono le sagre e le fiere organizzate nella Città Metropolitana di Torino.
Di queste, più del 30% sono quelle dedicate ai temi dell’agricoltura e zootecnia o espressamente ad un prodotto gastronomico (coltivato o trasformato). Dai temi scelti come oggetto della sagra è possibile osservare la ricchezza e la diversità del patrimonio produttivo della Provincia di Torino.
I prodotti attorno cui gravitano il 25% delle sagre appartengono al settore ortofrutticolo, seguono gli eventi dedicati al settore zootecnico e agricolo (rispettivamente 12 e 8%), i cereali e i prodotti da essi derivati (pane, grissini, biscotti) con l’11% e i prodotti lattiero-caseari con un 8%.
E’ inoltre interessante notare come accanto alle sagre più tradizionali, stiano crescendo eventi organizzate intorno a temi quali l’alimentazione naturale, la biodiversità, i prodotti biologici.

Grafico: Distribuzione delle tipologie di prodotti oggetto delle sagre

[1] Di Renzo E. (2005), Effetto sagra. Recupero di gastronomie e sapori, in AA.VV., Storia del Lazio rurale. Il Novecento, Roma, Arsial, pp. 306-321.

[2] Pieroni O. (2008), Presente e futuro della cultura contadina, «Sociologia Urbana e Rurale», n. 87, pp. 206-214.

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