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giacomo pettenati

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AFNIA – Alternative Food Networks: an Interdisciplinary Assessment

RICERCHE by

Nel dibattito internazionale relativo ai food studies, si indicano come Alternative Food Networks (AFN) le reti agroalimentari alternative alla filiera convenzionale del cibo, strutturata a partire dalle esigenze della produzione agroindustriale e della grande distribuzione organizzata.

Queste reti alternative assumono forme  e significati molto diversi a seconda dei contesti territoriali, culturali ed economici nei quali prendono forma. Tuttavia vengono solitamente identificate come AFN quelle pratiche caratterizzate da una prossimità fisica, organizzativa o valoriale tra produttori e consumatori. Appartengono quindi a questa categoria i farmers’ market, i gruppi di acquisto solidale, la vendita diretta nelle aziende agricole, i food hub, ma anche le filiere lunghe del commercio equo e solidale.

La ricerca AFNIA 2014/2016 ha indagato la diffusione e le caratteristiche delle Alternative Food Networks in Piemonte, con un approccio di ricerca fortemente interdisciplinare, che ha messo in relazione e ambisce ad integrare quattro prospettive differenti:

  • economica attraverso la quale sono state approfondite le determinanti della scelta dei produttori di vendere i propri prodotti attraverso gli AFN, la sostenibilità economica delle reti alternative e le motivazioni non economiche della preferenza di una parte dei consumatori per questo tipo di modalità di acquisto di cibo;
  • sociologica attraverso la quale si è decostruito il concetto di qualità del cibo diffuso attraverso gli AFN, approfondendo in particolare il modo in cui la definizione che i consumatori danno di qualità influenza le pratiche di produzione e distribuzione nelle reti alternative, con un riferimento specifico ai prodotti ortofrutticoli e alla carne;
  • ambientale-agronomica attraverso la quale è stato valutato l’effettivo impatto ambientale dell’intera filiera delle reti alternative, dalla produzione all’acquisto da parte dei consumatori finali, effettuando una comparazione con le pratiche convenzionali;
  • territoriale-geografica che ha mappato, da un punto di vista spaziale e relazionale, le reti agroalimentari alternative in Piemonte, approfondendo il loro possibile ruolo verso una ri-territorializzazione del sistema del cibo e nuove relazioni di prossimità tra aree urbane e aree rurali produttive.

La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro interdisciplinare dell’Università di Torino, che coinvolge i seguenti dipartimenti: CPS – Culture, Politica e Società (geografi e sociologi); Economia “Cognetti De Martiis” (economisti), DISAFA – Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (agronomi).

Il territorio oggetto della ricerca era l’intera regione Piemonte, con un focus particolare sulla città metropolitana di Torino ed il suo sistema territoriale del cibo.

Contatti

Prof. Alessandro Corsi, alessandro.corsi@unito.it, coordinatore della ricerca

Analisi e progettualità per la gestione del fondo di caffè secondo l’approccio sistemico

RICERCHE/SISTEMA by

Il progetto di ricerca, realizzato dal Politecnico di Torino e finanziato da Lavazza SpA, è focalizzato sulla valorizzazione sistemica del fondo di caffè.
La fase progettuale è incentrata sui fondi di caffè prodotti dal sistema BAR dell’area Torinese, i quali sono più omogenei e facili da reperire rispetto a quelli del sistema CASA. Lavazza fornisce circa il 60% dei BAR della Provincia di Torino (circa 600), producendo 470 ton di fondo di caffè scartato.
La ricerca ha delineato molteplici valorizzazioni dei materiali di scarto dell’intera filiera:

  • estrazione dei lipidi per la produzione di cosmetici e i detergenti; proprietà nutritive e farmaceutiche;
    • coltivazione di funghi commestibili dal processo di estrazione si ottiene anche una pasta compatta che viene poi impiegata nella coltivazione di funghi (Pleurotus), con ottime proprietà nutritive e farmaceutiche;
  • fertilizzazione naturale in agricoltura dopo la coltivazione dei funghi, lo stesso substrato viene utilizzato per la

produzione di vermicompost;

  • produzione di carta integrando la parte di cellulosa di riciclo con il fondo di caffè;
  • estrusione del fondo per ottenere filati e bioplastiche;
  • utilizzo nella bioedilizia come mattoni

Per quanto riguarda la produzione di funghi, la soluzione progettuale si è concentrata sui Pleurotus, sperimentando questo tipo di valorizzazione in collaborazione con altri enti internazionali che hanno implementato casi-studio autoctoni (Colombia, Zimbabwe, Belgrado, Tokyo). La ricerca applicata ha dimostrato che i fondi di caffè sono una risorsa utile per nuove attività produttive legate al territorio, in grado di generare nuove prospettive di servizi e prodotti con vantaggi ambientali ed economici.

I risultati del progetto sono stati presentati alla stampa il 3 marzo 2015, c/o Cascina Cuccagna a Milano, alla presenza del Ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti e all’Assessore per la Mobilità e l’Ambiente del Comune di Milano Pier Francesco Maran.
“The Flavours of Coffee Grounds” è l’oggetto di una serie di iniziative e di un allestimento per divulgare il progetto stesso durante il Fuorisalone di Milano, tra il 13 e il 19 aprile, e per tutto il periodo di EXPO 2015 presso il Sustainability Hub, polo dedicato alla sostenibilità in Cascina Cuccagna.
Dal 2015 ad oggi la ricerca ha dato la possibilità di avviare alcune attività imprenditoriali in collaborazione e non con Lavazza S.p.A., tra queste Funghi Espresso, Recofunghi e Upcycle Italia.

team: Paolo Tamborrini (resp. scientifico), Silvia Barbero, Miriam Bicocca, Eleonora Fiore

con: Matilde Argentereo, Milena Barbalinardo

link:

http://www.lavazza.it/it/.content/document/pdf/Lavazza_Bilancio_di_Sostenibilita_2015.pdf

https://issuu.com/politodesignstories/docs/fondo_noir_web

 

EN.FA.SI. 2 L’energia e il fagiolo in sistema

RICERCHE/SISTEMA by

Il progetto realizzato dal Politecnico di Torino e  finanziato dal bando POR FESR 07/13 – I.1.3 Innovazione e PMI parte da quanto verificato dallo studio di fattibilità EN.FA.SI. (2011).
Il progetto, a partire dai risultati dello studio di fattibilità EN.FA.SI, ha evidenziato le potenzialità commerciali di linee alternative di commercializzazione del Fagiolo Cuneo. L’obiettivo di EN.FA.SI. 2 è arrivare all’industrializzazione e alla commercializzazione del fagiolo cotto a vapore e disidratato intero oppure di fagioli riconducibili a prodotti di  quinta gamma. Alla base dello sviluppo del comparto produttivo si evidenzia la necessità di concentrare l’offerta sviluppando politiche di promozione condivise e trasversali per l’intero settore produttivo. Per ottenere tali obiettivi sono stati applicati a livello industriale i risultati ottenuti dallo studio di fattibilità, ampliando la compagine degli attori sulle fasi di trattamento e di impacchettamento del prodotto.
In particolare si è introdotto un processo di disidratazione a freddo che preserva le caratteristiche organolettiche del prodotto e un processo di impacchetto sottovuoto per compattare il prodotto in fase di trasporto ed evitare il trasporto inutile, oltre che impattante, di volume inutilizzato.
Tutto il progetto è stato seguito e implementato da due organismi di ricerca, con il compito di migliorare gli aspetti in campo (Agroinnova) e gli aspetti legati alle produzioni industriali (Politecnico di Torino). La partecipazione degli O.R. è ha permesso inoltre una valutazione imparziale sugli impatti ambientali che la filiera produttiva nel suo complesso genera. Le problematiche ambientali, sono allo stesso tempo le maggiori occasioni di innovazione legate alla filiera del Fagiolo Cuneo.
In particolare sono state applicate a livello industriale le soluzioni individuate durante lo studio di fattibilità, che riguardano: gestione agronomica della coltura (irrigazione e fertilizzazione); prevenzione e difesa della coltura in campo; gestione degli scarti della coltura in campo; la cottura in autoclave, la disidratazione, la selezione, il recupero delle biomasse, la valorizzazione del bacello, l’impacchettamento. Il progetto ha quindi una visione ampia e non settoriale delle singole attività che ciascun partner svolge, ma è un lavoro coordinato con una reale progettazione partecipata da parte di tutti i partner.
Lo studio ha valutato input e output, studiato i fabbisogni energetici, i flussi di materia ed energia per verificare e dimensionare un sistema a impatto zero. Quello che si è mirato ad ottenere è un progetto complesso che coinvolge molte piccole e medie imprese dislocate sul territorio per sperimentare insieme non solo un prodotto nuovo, ma anche un sistema produttivo innovativo.
Il cambiamento programmatico prevede un’evoluzione nei processi produttivi che da lineari (estrazione di risorse, trasformazione e produzione di manufatti e scarti) diventano sistemici e integrati creando una rete di PMI a emissioni zero.

bando: Progetto finanziato dalla Regione Piemonte – POR FESR 07/13 – I.1.3 Innovazione e PMI – Poli di innovazione) /

team: Paolo Tamborrini (resp. scientifico), Silvia Barbero, Eleonora Fiore
partner: Agroinnova, Arese Franco, Molino Borgo San Dalmazzo, North West Technology

link:
https://issuu.com/politodesignstories/docs/enfasi_web

 

https://vimeo.com/enfasi

 premi: ADI Design Index 2016 – Ricerca per l’Impresa

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